Nella pratica sportiva le conseguenze più immediate del rispetto dei
nostri valori sono:
1- Divieto di imbarcare pesci di taglia inferiore a quella
raggiunta al termine del primo ciclo riproduttivo.
2- Impegno ad imbarcare soltanto una limitata quantità di
pesce; comunque mai superiore a quella indicata dalla legge (5Kg
o un unico pesce di peso superiore a 5Kg).
3- Impegno ad utilizzare attrezzature di pesca tali da
consentire, sia la sopravvivenza della preda se rilasciata dopo
la cattura, sia buone possibilità al pesce allamato di
liberarsi.
4- Divieto assoluto di vendere il pescato.
LE TRE IMMAGINI CHE SEGUONO INTENDONO CHIARIRE VALORI E
COMPORTAMENTI
Con l'ultima delle tre immagini, quella dedicata al
"Valore dei Valori" (la difesa degli equilibri dell'ecosistema
marino), la rivista Pescare Mare ha pubblicato nel n°10/05 un articolo nel quale si discute del significato di sportività nella pesca.
Di seguito le parti più significative dell'articolo.
Riflessioni sul concetto di sportività nella pesca
di Aldo G.Lapone
(Presidente EFSA Ita dal marzo '08)
"...e fu allora che Nuvola Rossa, seduto intorno al fuoco sacro con i capi del Gran Consiglio, esclamò, con solennità: "La terra non è nostra. L'abbiamo in prestito dalle generazioni
future."
Non so se la citazione sia esatta, o semplicemente vera. Certamente è una delle frasi più belle che mi sia capitato di leggere; ed il concetto che esprime è, sia profondo, sia severo.
Chiedo scusa al Grande Capo se mi sono permesso di sostituire i verdi pascoli del vecchio West con il mare; i bufali ed i cervi, con le ricciole ed i tonni. Ma la singolare identità fra le Sue parole ed il principio fondante della nostra Associazione è tale da indurre in tentazione anche il copy più ligio alle regole del copyrighting. Così la frase è stata utilizzata in versione "marina" come head line conclusiva della campagna che, EFSA Ita ha realizzato, con la sponsorizzazione di
Pescare Mare, a partire dal numero di luglio '05.
Con questa campagna ci auguriamo di avere sollecitato
l'attenzione e la sensibilità dei pescatori "non
professionisti".
E, soprattutto, ci
auguriamo vogliano unirsi a noi per dare peso alle azioni che
stiamo conducendo, nel tentativo di contrastare la perversa
deriva del "sempre meno pesce e pesci sempre più
piccoli". Assicurando così alle future generazioni, ed anche a tutti noi, la possibilità di andare per mare, anche fra 10 anni, praticando lo sport della pesca.
Sia chiaro: noi sappiamo che il nostro prelievo dallo stock ittico non supera l'1,5% del totale. Cioè una percentuale vicina al niente. Che, se anche ci mettessimo a pescare tutti in modo rabbioso e per questa strada raddoppiassimo il nostro prelievo, l'impatto sull'equilibrio dell'ecosistema marino del nostro pescare "forsennato" sarebbe comunque sempre risibile.
Che quindi, se sentiamo importante parlarne, come stiamo facendo, è perchè lo riteniamo, 1° eticamente corretto e, 2° indispensabile per guadagnarci il diritto a discutere a viso aperto con chi determina, con il grosso del prelievo, la deriva denunciata.
L'etica della pesca sportiva
Amico pescatore, per spiegarmi meglio ti dirò due o tre cose del mio vissuto personale. La prima la prendo in prestito dall'amico Vanni che, quando la canna è piegata e l'angler smoccola e suda perchè il pesce non vuole venire, non perde occasione per ricordare che il pesce sta combattendo per la sua vita e che, se dovesse perdere, morirebbe. Aggiungo: se il pesce dovesse riuscire a liberarsi, tu per consolarti ti berresti una birra. E tutto finirebbe lì!
Visto da questa angolazione il combattimento è poco equo, sbilanciato e di dubbia lealtà. In definitiva, poco sportivo.
La seconda è più sottile e ti chiede di riflettere sul fatto che la tua vittoria sul pesce, anche con l'uso delle attrezzature più "sportive", passa, in ogni caso,attraverso le sofferenze di un essere meravigliosamente perfetto; e vivo.
Ma te ne dico una terza: quali sono i tuoi veri sentimenti nel momento in cui imbarchi il pesce?
Di gioia perchè hai vinto e hai dimostrato (ulteriormente?) di essere bravo?
O perchè "questa sera si fa festa con gli amici"? O perchè potrai fare un po' di show all'arrivo in porto? Oppure senti semplicemente rispetto per la tua preda e per il modo in cui ha cercato di evitare la cattura? Oppure è semplice routine, una delle tante catture con le quali riempi il tempo della vacanza? Oppure, ancora, senti l'istinto del "serial killer", di colui
cioè che, ben sapendo di non poter trarre profitto dall'ennesimo pesce messo a pagliolo (la
vendita è rigorosamente vietata), continua ad imbarcare prede per il solo gusto di farlo?
Decidi tu a quale di questi atteggiamenti, o comportamenti, possa essere riconosciuto il termine "sportivo".
Potrei continuare a pormi e porti dubbi ed interrogativi, ma l'antifona
penso sia chiara.
Una cosa mi sento comunque di dire, perchè l'ho capita al termine di una lunga colluttazione (hai notato che non l'ho chiamato combattimento?) con un grande vela allamato con lenza sottilissima e "cannetta" di basso
libraggio. Questi esemplari "DEBBONO RIGOROSAMENTE" essere rilasciati; ma, se si vuole dimostrare, anche solo a se stessi, quanto si sia abili, e oltre all'attrezzatura leggera, si conduca la colluttazione senza cintura e a barca ferma, può succedere, come è successo nel caso cui mi riferisco, che a terminale in mano, il grande pesce muoia, verosimilmente per lo stress derivante dal lungo tempo intercorso fra lo strike e l'arrivo a portata di
rafio.
Cioè: in casi del genere, sportività vorrebbe l'uso di attrezzature non super leggere ed una equa distribuzione del tempo della colluttazione, fra barca ferma (per divertirti) e barca in movimento (per favorire l'arrivo del pesce sotto la barca in condizioni di buona vitalità).
Ma, vedi, sono anche convinto che la risposta non sia univoca, valida cioè per tutti e in ogni caso. Pensa ad esempio alla differenza fra il primo tonno della tua vita di pescatore e, poniamo, il 15°. E' chiaro che il release nel primo caso sarebbe ai limiti del masochismo; mentre, nel secondo, sarebbe delittuoso non praticarlo!
Ma poichè la carne è debole, e quella dei pescatori sportivi lo è ancora di più, noi di EFSA Italia riteniamo che l'adesione ad alcuni valori ed il rispetto di alcune regole, possano fornire un "quadro certo" all'interno del quale collocare le proprie sensibilità individuali.
Al gruppo dei valori, oltre a quello implicito nel monito di Nuvola Rossa, poniamo il rispetto per la preda e per le sue sofferenze; e la ricerca di una relativa/sufficiente equità nel confronto.
Nell'area delle regole, le più significative sono quelle che abbiamo sviluppato nella nostra campagna: misure minime dei pesci da mettere a pagliolo, superiori alla taglia raggiunta da ogni specie al raggiungimento della maturità sessuale; uso di attrezzature coerenti con le taglie dei pesci insidiati; pratica del
release, con l'avvertenza che per essere reale pretende l'impiego di attrezzature adeguate (lenze non esasperatamente sottodimensionate; ami senza ardiglione e, comunque, non in acciaio
inox; utilizzo del motore come mezzo per abbreviare il tempo della "colluttazione").
Il rispetto delle leggi dello Stato, essenzialmente quantità
del pescato e divieto di vendita, non è citato in quanto considerato un prerequisito.
Tanto per essere chiari: pensiamo che il pescatore non professionista che dovesse vendere il pesce pescato, sarebbe semplicemente uno fuori dalla legge, cioè un fuorilegge. Con l'aggravante dell'evasione fiscale!
Spero non mi farete tanto ingenuo da non sapere che i controlli sono da scarsi a nulli. E poi, diciamolo francamente:
"perchè io sì, mentre gli altri non rispettano nè la legge, nè i comportamenti della pesca
sportiva"
Ecco, amico pescatore, proprio qui, personalmente, ritengo si nasconda l'essenza più vera della sportività: nel rispetto di valori e principi alti, non perchè questo è imposto da qualcuno; per
sè, per il rispetto che ciascuno deve a se stesso.
Senza il dovere di dimostrare qualcosa a qualcuno. Senza la necessità di ottenere approvazione, consenso, od applauso!
Certo questo è un gran bel predicare. Ma se, alla fine, dovessimo scoprirci a fare come quel buon Curato che, secondo la tradizione popolare, predica bene e razzola male?
E' quasi certo che ci troveremmo in "folta ed eletta" compagnia; tanto folta e tanto eletta, quanto miope e priva di
prospettiva, di "vision".
Contro la quale si leverebbe, solenne, il grande monito di Nuvola Rossa.